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Generazione Freeride

By 10 Marzo 201418 Novembre, 2016No Comments

Solo fino a qualche anno fa il così detto “freeride” era una cosa per pochi eletti. Erano gli sciatori di alto livello che lo praticavano e tutto quello che gli girava attorno era visto con una sorta di timore che sfociava più tardi nell’adorazione.

Gli anni 80 ci avevano condizionati ad un concetto di sci fuoripista molto vicino allo sci ripido – lo sci estremo su pendenze ben oltre i 45°. Su queste difficoltà non contava solo il livello tecnico dello sciatore ma anche il suo grado di preparazione alpinistica e questo faceva sì che chi si voleva avvicinare a questa pratica doveva necessariamente riuscire a coniugare entrambe le cose.

Così, per un’intera generazione, il concetto di sci fuori pista si é impresso nelle discese estreme di Stefano De Benedetti o Jean-Marc Boivin e lì é rimasto. Non tanto perché tutti gli sciatori amanti del fuori pista desiderassero fare sci ripido, quanto perché quell’immagine era rimasta impressa nella memoria collettiva e determinava l’aspirazione massima verso cui proiettarsi.

Poi, come sempre, l’evoluzione dei mezzi tecnici ha mescolato le carte in tavola e tutto é riniziato quasi d’accapo.

Con l’avvento degli sci larghi quello che prima era il dominio di pochi eletti diventava alla portata di tutti gli sciatori di categoria medio alta. Una vera e propria rivoluzione, con un’impatto fortissimo sul mercato dello sci e del turismo invernale in genere.

La critica a cui più spesso, come professionisti della montagna, ci viene chiesto di dare credito é quella per cui il freeride – da quando é diventato una pratica sportiva di massa – sia molto pericoloso e che i riders siano impreparati a vivere la montagna in sicurezza.

Ma questa affermazione, data purtroppo per vera anche dai media, é fuorviante. Ed é fuorviante perché sarebbe falso dire che lo sci fuoripista fatto prima del freeriding di massa fosse sicuro: la montagna é sempre quella, con pregi e difetti. Allo stesso modo sostenere che i riders di oggi siano meno preparati degli sciatori di ieri é semplicemente anacronistico.

Anche perché l’evoluzione tecnologica non solo ha toccato lo sci ma anche tutta l’attrezzatura di sicurezza che viene utilizzata nello sci fuoripista.

Quello che é cambiato rispetto al passato é il maggior numero di persone che praticano lo sci fuoripista. Ma rispetto al passato il numero di incidenti – proporzionalmente – é rimasto invariato. Oggi come allora cosa é veramente importante in termini di sicurezza é l’educazione a quello che é l’ambiente della montagna e l’educazione all’uso dei dispositivi di sicurezza che si portano con sé.

Poi, certamente, l’evoluzione dello sci ha anche permesso a sciatori mediamente preparati di poter accedere a fuoripista prima inarrivabili per loro e questo può voler dire sottovalutare la difficoltà reale di un pendio. Ma questo accade anche nello sci in pista grazie all’evoluzione avvenuta negli ultimi dieci anni con il carving. Quello che cambia é che in pista non ci sono pericoli oggettivi, in fuoripista se sottovalutati sì.

Detto questo, come insegnanti di questo sport, ciò che continueremo sempre a dire é che ciò che sarà sempre fondamentale é la conoscenza di quelli che sono i propri punti di forza e i propri limiti. Perché non ci sarà mai dispositivo di sicurezza o sci largo che ci metterà al sicuro dai pericolila differenza come sempre la fa l’essere umano.

In fine dei conti é una questione di educazione. E una Scuola proprio di questo si dovrebbe occupare – ovvero di educare per prevenire.

Dopo la creazione dei corsi annuali, inventati dalla nostra Scuola più di dieci anni fa, il passo successivo era quello di andare a formare i ragazzi un po’ più grandi proprio sul freeride. Perché sarebbe ingenuo, e incoerente, pensare di non formarli proprio dove é più importante che la preparazione sia impeccabile.

Per questi motivi da qualche anno abbiamo creato il Corso Annuale Freeride: così da avere la certezza di formare i futuri riders fin dai primi anni di sci fuoripista. Tra i nostri maestri che seguono questi ragazzi ci sono Edmond Joyeusaz e Arturo Jacquemod che sono – tra le altre cose – entrambi guide alpine di altissimo livello e con esperienza decennale in Himalaya e nello sci fuoripista e poi ancora i nostri Alex De Ventura e André Blanchet.

Così abbiamo la certezza di aver fatto qualcosa di concreto per garantire la sicurezza e il divertimento dei nostri ragazzi. Sia nel presente che nel futuro.

E questo ci rende più sereni.

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Era la primavera del 1936 quando un piccolo gruppo di pionieri dello sci ebbe la folle e fantastica idea di fondare sul ghiacciaio del Gigante la più alta scuola di sci d’europa a 3246 m.s.l.m. Oggi quella scuola sci é la più grande e più importante d'Italia.

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