Scuola sci e snowboard Monte Bianco

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La Storia

La Scuola di sci Monte Bianco

Introduzione

Giovane atleta
Giovane atleta

In tempi lontani lo sci era praticato da una ristretta schiera di pionieri e nessuno ne avrebbe immaginato lo sviluppo futuro sino a diventare un fenomeno sociale di così vaste proporzioni. Il turismo montano ha subito, in un breve volgere di tempo, profonde trasformazioni dovute a una nuova realtà economico e sociale.
Siamo passati infatti da un turismo di “élite” a un turismo di massa e la pratica dello sci si è estesa a tutte le fasce sociali. La scuola di sci ha quindi assunto un compito importante nella località montana, diventando uno dei settori trainanti dell’economia locale. Col passare del tempo anche il compito del maestro di sci si è fatto più difficile e più impegnativo. Un tempo la capacità tecnica era la sola competenza richiesta, ora, coi tempi nuovi, ci vuole una più specifica competenza didattico-culturale.
L’evoluzione dello sci ha permesso a generazioni di sciatori di conoscere e amare questo sport, secondo i valori della più schietta tradizione valligiana. I maestri di sci hanno fatto conoscere a tanti giovani l’ebbrezza della velocità, l’eleganza dello stile, il piacere di sciare su nevi incontaminate.

I primi maestri

Ottone Bron
Ottone Bron

Negli anni trenta in molte regioni alpine e appenniniche stavano sorgendo numerose stazioni di sport invernali. Per accontentare i turisti che sempre più numerosi frequentavano queste località e che sentivano la necessità di avere a disposizione degli specialisti della montagna in grado di insegnare loro a sciare, la F.I.S.I. decise di istituire un corpo di addetti all’insegnamento dello sci. Nascevano così i maestri di sci. I primi esami si svolsero a Clavière, in Piemonte, nell’inverno del 1932. In questa prima storica selezione furono tre i valdostani che si guadagnarono il titolo di maestro: Jean e Daniele Pellissier, di Valtournenche, e Ottone Bron, di Courmayeur. La Valle d’Aosta aveva così i suoi primi veri maestri dell’ arte dello sci, come veniva chiamata allora questa disciplina, e Courmayeur aveva trovato il fondatore della sua futura e gloriosa scuola.

Giugno 1936: nascita della scuola estiva

Il primo diploma di Maestro di Sci
Il primo diploma
di Maestro di Sci

Nei primi anni trenta Courmayeur non era ancora una vera e propria stazione sciistica. Non vi erano impianti di risalita e vi si praticava solo sci di fondo. I pochi maestri d’inverno andavano a insegnare alla scuola del Sestrières e d’estate esercitavano la professione di guida alpina. Contrariamente a tutte le stazioni sciistiche, dove nasce prima la scuola invernale, a Courmayeur, nel mese di giugno del 1936, viene fondata la Scuola di Sci Estiva del Colle del Giqante con sede al vecchio Rifugio Torino, nel cuore del massiccio del Monte Bianco. L’iniziativa fu del maestro ( Ottone Bron che, con l’appoggio logistico del Club Alpino Italiano e con la collaborazione dei maestri Francis e Silvano Salluard, organizzò i primi corsi di sci a Courmayeur.
La Scuola di Sci Estiva di Courmayeur ebbe successo. Malgrado le difficoltà iniziali, raggiunse infatti in poco tempo un notevole sviluppo. I corsi settimanali erano quasi sempre al completo e a poco a poco la scuola cominciò a essere conosciuta negli ambienti alpinistici italiani e fra i pochi ma fedelissimi appassionati dello sci.

Il primo dépliant
Il primo dépliant

Pochi anni dopo la fondazione della scuola estiva di Courmayeur, il promotore dell’iniziativa, la guida alpina e maestro di sci Ottone Bron cadeva vittima della montagna precipitando in un crepaccio mentre scendeva il ghiacciaio della Mer de Giace nel massiccio del Bianco. Era il 28 luglio del 1938. La morte di Bron procura un duro colpo alla scuola estiva di sci da lui fondata, la cui attività subisce una battuta d’arresto per poi spegnersi definitivamente durante gli anni della seconda guerra mondiale che di lì a poco devasterà l’Italia e l’Europa.
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale lo sci riprese lentamente il suo cammino. Nell’inverno 1945-46 un gruppo di aspiranti allievi maestri di sci si riunisce, sotto la direzione di Francis Salluard, per ridare vita alla Scuola di Sci Monte Bianco, la cui attività era stata interrotta nel periodo della guerra. Il gruppo comprende, oltre a Salluard, suo fratello Silvano, Ulisse Brunod, Cesare Gex e Luigi Glarey.
All’inizio le difficoltà sono notevoli. I soldi sono pochi, le attrezzature sciistiche scarseggiano e gli aspiranti allievi utilizzano degli sci di frassino dipinti di bianco abbandonati dall’esercito tedesco al Col de la Seigne, in Val Veny, durante la precipitosa ritirata che segui il 25 aprile. Oltre alle difficoltà economiche, Salluard e compagni devono affrontare anche l’incomprensione e l’ostilità dei loro stessi compaesani, che non vedevano affatto lo sci come uno sport, né tanto meno come un’attività professionale, bensì come l’inutile bravata di un “branco di pelandroni”. La disapprovazione della comunità verso gli sciatori era tale che Salluard e i suoi allievi erano costretti addirittura a cercare dei luoghi appartati o nascosti per svolgere i loro allenamenti, in modo da sfuggire agli sguardi malevoli dei locali. L’opinione della gente cambiò quando cominciarono ad arrivare i primi turisti invernali, che a quell’epoca appartenevano esclusivamente all’alite economica italiana: industriali, armatori, costruttori, nobili, proprietari terrieri, professionisti. Arrivarono a Courmayeur per dedicarsi a questa attività speciale e un po’ snob che era allora lo sci. Così i maestri finalmente cominciarono a lavorare, anche se per il momento solo durante festività natalizie. Alcuni di questi turisti alloggiavano in albergo, ma la maggior parte acquistò o si costruì una casa. Ma Courmayeur non era certo la stazione invernale moderna e attrezzata che è oggi: non c’era il riscaldamento, non c’erano negozi e le famiglie dei villeggianti si rivolgevano alla popolazione locale per acquistare i generi di prima necessità, soprattutto legna da ardere e prodotti alimentari locali come latte, fontina, patate, salumi, pane nero, vino, grappa ecc.. I maestri si prodigavano per rendere il soggiorno dei loro illustri clienti migliore cercando di coinvolgere un po’ tutta la popolazione, la quale cominciò a vedere i positivi risvolti economici del turismo invernale e quindi dello sci, che indirettamente dava lavoro a tutta la comunità.

Primi turisti nel 1938
Primi turisti nel 1938

Nel Natale del ‘46 Courmayeur si popolò finalmente di turisti. Allora si sciava soltanto al Pavillon e al Toula. Gli unici impianti di risalita erano la Funivia del Gigante e la famosa “roto-slittovia” del Checrouit: una grande slitta metallica, lunga circa 6 metri, tirata da un argano che poteva ospitare fino a 20 persone. Lo “slittone”, come tutti lo chiamavano, partiva da Dolonne e arrivava sino al Plan Checrouit, di qui un secondo tratto saliva fino al Colle. L’impianto, manovrato da Fabien Brocherel (padre di Fernand, futuro maestro Istruttore Nazionale di sci), funzionava anche d’estate, quando i grossi pattini della slitta venivano sostituiti con delle ruote. Non esisteva ancora una vera e propria scuola di sci organizzata. I pochi maestri infatti lavoravano per lo più individualmente e non si impartivano ancora lezioni di classe. Ma nel novembre del 1949 la situazione cambiò. Nella sede dei maestri di sci, che allora si trovava vicino all’albergo Ferrato-Gay, si riunirono i maestri Francis e Silvano Salluard, a cui si aggiunsero Lorenzo Paris, di La Thuile, e due sottufficiali della Scuola Militare Alpina, Arnaldo Cipolla e Gigi Panei, l’uno piemontese, l’altro abruzzese, che si erano stabiliti a Courmayeur alla fine della guerra. L’intento era quello di fondare la scuola invernale di sci di Courmayeur. All’unanimità venne eletto Direttore della scuola Francis Salluard.
Gigi Panei rimase invece direttore della Scuola estiva al Colle del Gigante, che aveva ripreso a funzionare già nel 1947, dopo essere stata inattiva per nove anni a causa della scomparsa di Bron e della guerra.

Gli allievi maestri e le “nurses” della neve

Nel 1952 venne istituito il Corpo degli Allievi Maestri di sci, con lo scopo di preparare le nuove leve all’insegnamento dello sci. Gli “allievi maestri”, avevano il compito di aiutare i maestri di sci alle lezioni di classe, così facendo imparavano i fondamenti dell’insegnamento. Nel 1959 nasceva anche la categoria delle nurses della neve. Le “nurses della neve”, erano ragazze in possesso di un diploma, rilasciato alla fine di un corso con relativo esame, che le autorizzava alla sorveglianza di bambini di età non superiore agli 8 anni, non ancora in grado di sciare. Le nurses in sostanza si curavano della sorveglianza dei bambini loro affidati dalla Direzione della Scuola di sci. Il loro compito era di intrattenere i bambini con giochi appropriati, insegnar loro a muoversi con gli sci in piano, insegnare lo spazzaneve. Le nurses svolgevano la loro attività esclusivamente presso scuole autorizzate e sotto il controllo e la responsabilità del Direttore della scuola. In seguito la categoria delle nurses, come quella degli Allievi Maestri, venne abolita.

Il Capitano Lamberti e Francesco Freund: nascono gli Istruttori Nazionali

Il capitano Giuseppe Lamberti
Il capitano Lamberti

Nel 1953 il Capitano Giuseppe Lamberti assunse la carica di commissario straordinario della Commissione Scuole e Maestri di sci (CO.SCU.MA.). Lamberti chiamò a dirigere i corsi e gli esami, per la formazione dei Maestri di sci, Francesco Freund, originario di Vipiteno, che in seguito diventò Ispettore delle Scuole di Sci.
Francesco Freund si era messo particolarmente in luce nel Congresso dei Maestri che si era svolto nel 1959, a Zakopane in Polonia, dove sorprese tutti durante le dimostrazioni tecniche, con una serie di esercizi perfetti e curati nei minimi particolari, raccogliendo unanimi consensi da parte dei tecnici dei paesi partecipanti, compresi gli austriaci che credevano di essere i soli depositari della nuova tecnica. Freund si era infatti recato in Austria per imparare i segreti della scuola dell’Arlberg. Freund, insieme a Lamberti, diede un volto nuovo alla figura del maestro, istituendo nel 1959 la categoria degli Istruttori Nazionali. Il compito specifico degli Istruttori Nazionali è quello di preparare i candidati agli esami da maestro di sci. Inoltre essi fanno parte della Commissione d’esami, svolgono il ruolo di istruttori durante i corsi di aggiornamento e riqualificano la progressione tecnica quando vi sono delle novità nel campo dell’insegnamento.
Infine rappresentano la Scuola Italiana negli Interski e svolgono le dimostrazioni nei Congressi Internazionali. Il Primo Istruttore Nazionale proveniente dalla Scuola di Sci Monte Bianco è stato Osvaldo Picchiottino, chiamato a questo compito da Francesco Freund già nel 1958. In quell’anno, insieme a Picchiottino, erano diventati Istruttori Nazionali anche Albino Alverà (di Cortina), Giovanni Marciandi (della Scuola Militare Alpina di Courmayeur), Albert Demetz e Carlo Da Lago (entrambi della Vai Gardena), Giovanni De Clara (Vai Badia) e Amedeo Caturani (Madonna di Campigiio). La Scuola di Sci Monte Bianco è comunque quella che, fra le scuole italiane, ha avuto il maggior numero di maestri chiamati a svolgere questo delicato compito. In un certo periodo gli Istruttori Nazionali provenienti dalla Scuola del Monte Bianco erano addirittura sei.
In ordine di tempo sono stati fino a oggi Istruttori Nazionali i seguenti maestri della Scuola del Monte Bianco: Osvaldo Picchiottino, Piero Viotto, Angelo Angelini, Aldo Belfrond, Giulio Guédoz, Diego Gex, Fernand Brocherel, Maggiorino Michiardi, Carlo Deffeyes, Arturo Jacquemod, René Salluard, Luigino Gex, Fernand Berthod, Vittorio Alliod, Luciano Gex e Silvio Guédoz.

La prima divisa ufficiale

La prima divisa ufficiale dei maestri di sci della Scuola del Monte Bianco fu istituita nel 1954. Prima di quella data i maestri non avevano un’abbigliamento uniformale da indossare durante le lezioni di sci o quando prendevano parte a delle manifestazioni ufficiali in rappresentanza della Scuola. Con questa nuova divisa uguale per tutti, allievi e turisti potevano riconoscere subito il maestro. La divisa era costituita da pantaloni e giacca a vento blu scuro, maglione rosso con sulla manica sinistra due cerchi con i colori di Courmayeur, oro e argento, e sul petto un distintivo in stoffa con uno stambecco su campo rosso e nero e la scritta in francese «École de Ski et d’Alpinisme Courmayeur». Nel 1956 veniva adottata per la prima volta in campo nazionale una divisa uguale per tutte le scuole di sci italiane.

I primi distintivi della scuola
I primi distintivi della scuola

Maglione e pantaloni bleu scuro e sul braccio sinistro un distintivo con il tricolore. Sul distintivo venne in seguito aggiunta la scritta “Maestro di Sci”, e per i maestri valdostani, un leone rampante, simbolo della regione, con i colori rosso e nero sul fondo. Attualmente i maestri di sci della Valle d’Aosta indossano giacca a vento, pantaloni e maglione rossi, con, due bande bianche trasversali all’altezza del petto, tanto sulla giacca a vento quanto sul maglione. Il distintivo è rotondo: in basso il tricolore, in alto la scritta «Scuola Italiana di Sci»; su una banda trasversale il nome della scuola di appartenenza e al centro un cristallo di neve.
Nel 1960 la Scuola di Sci Monte Bianco decise di dotarsi anche di un abito di rappresentanza da indossare in certe speciali ricorrenze: giacca e cravatta bleu, pantaloni grigi, distintivo della scuola sul taschino sinistro della giacca. Nel 1994 è stata adottata una nuova divisa di rappresentanza che prevede: giacca bordeaux, pantalone blu, camicia azzurra e cravatta “regimental”.

Il Trofeo Topolino

Mike Bongiorno al trofeo Topolino
Mike Bongiorno al trofeo Topolino

Nell’inverno del ''58 la Scuola di Sci Monte Bianco organizzò una competizione per giovanissimi sciatori e la intitolò all’amatissimo personaggio dei fumetti di Walt Disney. Leggiamo una cronaca dell’epoca: “Circa 100 piccoli sciatori, amici di Topolino, hanno disputato domenica scorsa la loro gara sulle piste dello Checrouit. La giornata era grigia ma non fredda e ha permesso la perfetta riuscita della manifestazione, che ha raccolto lungo il percorso e al traguardo una grande folla di «tifosi», padri e madri venuti a incoraggiare i loro «figli». La gara era organizzata dalla Scuola di Sci Monte Bianco in collaborazione con lo Sci Club Monte Bianco. Il percorso della lunghezza di 1000 metri con dislivello di 200 metri e 24 porte, era stato tracciato dal Direttore della Scuola di sci locale, Renzo Paris. Il percorso era identico per tutti i ragazzini di età compresa tra gli 8 e i 13 anni. Quasi tutti i concorrenti hanno portato a termine la gara, dimostrando una notevole capacità tecnica, data la loro giovane età. Fra questi ragazzini ve ne sono alcuni che non tarderanno ad affermarsi fra qualche anno in campo nazionale. Questo è stato anche il complimento e l’augurio più affet- tuoso di Mike Bongiorno, intervenuto alla manifestazione quale Presidente dello Sci Club Topolino, questo è stato l’incitamento rivolto a questi piccoli sciatori durante la premiazione svoltasi nel pomeriggio nel salone della Casa delle Guide.

Il Conte Titta Gilberti “salva” la Scuola di Sci Monte Bianco

Conte Titta
Conte Titta

Negli anni ''50 in Italia i maestri di sci erano pochi e molto richiesti. Courmayeur in quel periodo non aveva un grande flusso turistico e per i maestri locali il lavoro spesso scarseggiava. Alcuni maestri di sci accettarono quindi di andare a insegnare presso le scuole di altre stazioni di sport invernali più frequentate, dalle quali giungevano allettanti proposte di ingaggio. Luigi Glarey si recò così alla Scuola di Sci del Sestrières, Paris accettò di andare a dirigere la Scuola di Sci di Madesimo, Panei scelse di allenare i giovani dell’ASIVA. Anche altri maestri avevano preso la decisione di abbandonare Courmayeur, che rischiava così di rimanere senza maestri di sci. Fu allora che gli Enti locali, consci di questo pericolo, decisero di indire una riunione per discutere il problema e cercare di risolverlo, con una soluzione soddisfacente per tutti. La riunione ebbe luogo nel novembre del 1958 a Courmayeur. Erano presenti: Francis Salluard, Silvano Salluard, Luigi Glarey, Arnaldo Cipolla, Ulisse Brunod, Gigi Panei, Toni Gobbi, Lorenzo Paris, un rappresentante del comune, Piero Peraldo, Presidente dell’Azienda Autonoma, e la Società Monte Bianco, proprietaria delle funivie, della quale, proprio in quei giorni, il Conte Titta Gilberti aveva acquistato la maggioranza delle azioni. Fu proprio l’intervento del Conte Titta a fermare l’esodo dei maestri verso altre scuole e quindi a salvare le sorti della Scuola di sci di Courmayeur. La Società Monte Bianco si impegnò infatti in quell’occasione a garantire un mensile fisso ai maestri di sci, chiedendo come contro-partita che questi rimanessero a Courmayeur e rinunciassero a ulteriori impegni presso altre scuole. Questo contratto rimase valido per parecchi anni, fino a quando la Scuola di sci non riuscì a raggiungere un incasso che complessivamente superava quello dello “stipendio” corrisposto dalla Società Monte Bianco. In segno di riconoscenza i maestri elessero all’unanimità il Conte Titta Gilberti Presidente onociato rario della scuola.

Campionati Italiani Assoluti a Courmayeur

Gustavo Thoeni
Gustavo Thoeni

Nel Febbraio del 1963 la Scuola di Sci Monte Bianco, in collaborazione con l’A.S.I.V.A. e lo Sci Club Monte Bianco, organizzò a Courmayeur i "Campionati Italiani Assoluti di sci" di tutte le specialità maschili e femminili. Due anni prima, nel 1961, i Campionati si erano svolti sulle nevi di Gressoney e la gara di slalom speciale era stata vinta da Osvaldo Picchiottino, maestro di sci di Courmayeur e allora allenatore delle discesiste azzurre.
I Campionati prevedevano gare femminili e maschili di discesa libera, slalom gigante e slalom speciale. La discesa libera, disputata sulla pista che parte da Youlaz e arriva al Plan Checrouit, fu vinta rispettivamente dalla gardenese Pia Riva e da Gildo Siorpaes di Cortina d’Ampezzo. La vittoria nello slalom speciale, che si svolse sul ripido pendio a est del Colle Checrouit, andò a Giuliana Minuzzo dello Sci Club Cervino e a Ivo Mahlknecht delle Fiamme Oro di Moena. Ancora Pia Riva e un’altra Fiamma Oro di Moena, Martino Fill, vinsero invece lo slalom gigante. I tracciati delle piste erano stati disegnati dai maestri della Scuola del Monte Bianco, che parteciparono attivamente anche all’organizzazione delle gare.

Documentario sulla Scuola di sci

Nell’inverno del 1963 i maestri della Scuola girarono a Courmayeur un lungo documentario a colori sulla tecnica dello sci. Nel filmato, in 16 mm, c’è anche uno scorcio del Traforo del Monte Bianco in via di completamento e alcuni locali caratteristici, come il salone del Caffè della Posta, il più antico di Courmayeur, nato prima della grande guerra, la tavernetta dell’Hòtel Royal e quella dell’Étoile des Neiges. Ma la parte più curiosa del documentario è una tipica «veillà» valdostana, quella festa montanara che un tempo riuniva gli abitanti del luogo nelle stalle, vicino alle mucche, per trascorrere una serata in allegria tra giochi, balli e una buona merenda. Per trovare una stalla adatta allo scopo, i maestri si trasferirono a La Thuile con un buon numero di turisti sciatori che soggiornavano a Courmayeur. Nella stalla del maestro Giustino Martinet venne acceso il fuoco e le mucche, accanto alla mangiatoia, guardavano con occhi attoniti la scena. Un gruppo di maestri di sci si mise a ballare con le allieve. In un angolo il buon Francis Salluard suonava la vetusta fisarmonica e al suono di polche e mazurche la serata andò avanti in grande allegria, mentre gli operatori filmavano il tutto. Alla fine della serata ci fu una grande scorpacciata di salsicce, sanguinacci, mocetta, fontina e formaggio vecchio che terminò con la tipica «zuppa dell’asino», a base di vino rosso, zucchero e pezzetti di pane nero essiccato.

Prosegue lo sci estivo al Colle del Gigante

Sci estivo
Sci estivo

In quegli anni, durante l’estate, giungevano a Courmayeur le squadre nazionali di sci di vari paesi europei e le squadre di moltissimi Sci Club provenienti da ogni parte d’Italia, per allenarsi in vista della stagione invernale. Tutti sciavano al Colle del Gigante. Venivano al Colle anche il grande Zeno Colò, reduce dalle vittorie Olimpiche e Mondiali, molti discesisti azzurri, e molti olimpionici austriaci e francesi.
La Scuola estiva, con sede al rifugio Torino, intanto si sviluppava sempre più. In certi periodi il numero degli allievi al rifugio si aggirava sulle 80/90 presenze. Alla sera, dopo le lezioni, si proiettavano diapositive, si facevano conferenze sullo sci, si organizzavano giochi. Al giovedi, per gli allievi delle classi superiori non lo desideravano, c’era la gita all’Aiguille du Midi: andata in funivia e ritorno con gli sci, accompagnati dai maestri delle rispettive classi. Al sabato c’era invece la gara delle classi, alle quali partecipavano anche più di 300 concorrenti alla volta. La premiazione avveniva al rifugio Torino subito dopo la gara. Il sabato sera poi la Scuola organizzava la cena degli allievi. Ma non sarebbe stato possibile per nessuno sciare sul ghiacciaio del Gigante se all’inizio di ogni stagione estiva, i maestri non avessero svolto degli speciali lavori di preparazione delle piste, per ridurre al minimo il pericolo dei crepacci. Al di là del Colle del Flambeau infatti, per permettere il passaggio sui crepacci con lo skilift, i maestri costruivano ogni anno un ponte di corde a metà percorso, lungo a volte anche 30 metri. Negli anni particolarmente caldi costruivano un ponte anche sulla pista e ogni giorno ci buttavano sopra della neve. Questi ponti erano fatti con degli spezzoni dei cavi delle funivie, sui quali venivano appoggiate delle tavole di legno. Ma, come si sa, i ghiacciai si muovono in continuazione, perciò ogni settimana dovevano essere allentati i cavi che lo spostamento del ghiaccio metteva in tensione. Capitava anche che, per aver aspettato troppo ad allentare i cavi, la mattina seguente il ponte era precipitato nel crepaccio: nella notte il movimento del ghiacciaio aveva strappato gli ancoraggi. Anche le stazioni e i piloni degli skilift dovevano essere continuamente spostati, i movimenti del ghiacciaio mettevano infatti fuori quadro le ruliere e ciò comportava lo scarrucolamento degli skilift.

La Targa Freund

La Targa Freund
La Targa Freund

Nel 1965 la Scuola di Sci Monte Bianco vinse la «Targa Freund». Questa Targa era stata indetta dalla CO.SCU.MA. in ricordo di Francesco Freund, Ispettore delle scuole di sci e Direttore Tecnico della stessa CO.SCU.MA., morto in seguito a un grave incidente automobilistico, avvenuto durante il Festival della Montagna di Trento del 1960. Freund era anche l’autore di un interessante libro pubblicato poco prima della sua morte, «Il vero sciatore», importante testo per l’insegnamento dello sci in Italia. L’ambita Targa veniva assegnata alla scuola di sci che aveva totalizzato il maggior numero di punti agli esami di maestro e aiuto maestro. Quell’anno venne assegnata alla Scuola di Sci Monte Bianco di Courmayeur che aveva superato la Scuola di Sci del Sestrières. Le tre scuole di sci che nei pochi anni in cui è stata in palio la Targa l’hanno conquistata sono state le scuole di Bardonecchia, Sestrières e Courmayeur. La Scuola di Courmayeur arrivò seconda in altre edizioni della Targa. Purtroppo pochi anni dopo l’iniziativa venne abbandonata.

L’addio di Gigi Panei

Nell’inverno del 1967 muore in montagna a cinquant’anni Gigi Panei. Abruzzese di nascita, valdostano d’adozione, Panei era stato uno dei primi maestri di sci di Courmayeur, aveva dedicato la sua vita alla Scuola del Monte Bianco, di cui era stato per vari anni il Direttore, e aveva formato, con generosità e determinazione, moltissimi maestri.

Gigi Panei con la sua classe
Gigi Panei con la sua classe

La disgrazia accadde verso le tredici del 22 febbraio. Un’enorme valanga si staccò dalla Cresta dell’Arp, a quota 2700 metri sopra Courmayeur, e travolse i maestri di sci Gigi Panei e Renato Rosa che insieme stavano verificando le condizioni della pista che dall’Arp porta a Dolonne, in occasione dei Campionati Italiani di sci iniziati quello stesso giorno. Nella settimana precedente era caduto oltre un metro di neve, seguito da ben quattro giorni di pioggia, e quel giorno era una giornata di sole con un caldo eccezionale per la stagione. La neve, appesantita dalla pioggia e resa instabile dal gran caldo, cedette improvvisamente. Il boato della valanga fu udito da un cameriere del ristorante «Cresta d’Arp», che aveva visto Panei e Rosa scendere nel canalone. Venne dato l’allarme e dal Plan Checrouit partirono subito i maestri, il pronto soccorso, i battipista e molti volontari. Uno dei primi soccorritori che giunsero sul luogo della disgrazia fu Luigi Glarey, maestro di sci, guida alpina e grande amico di Panei. Glarey aveva con sé Edel, un cane da valanga, e cominciò subito le ricerche. Ma sentiamo dal suo rapporto, che stilò al termine delle operazioni di soccorso, come si svolsero i fatti: “Mancavano pochi minuti alle ore 14 quando mi stavo avviando alla telecabina con i miei clienti. Di corsa mi viene incontro un dirigente delle funivie, il Sig. Lupi, il quale, bianco in volto e con voce bassa e spaventata mi dava la notizia dell’accaduto. Immediatamente mi reco al box di Edel, il cane da valanga, lo prendo con me e col fiato in gola prendo l’ovovia. Intanto sono già trascorsi 15 minuti. Scendo dall’ovovia e salgo di corsa sulla funivia: altri 7 minuti fino al Col di Joula. Ancora un cambio per il colle dell’Arp e altri 5 minuti trascorrono inesorabili.
Finalmente, sci ai piedi, inizio la discesa, seguendo le piste dei due colleghi per portarmi direttamente sul canale della valanga. Quando arrivo sul luogo della disgrazia i primi soccorritori avevano già rinvenuto il corpo della prima vittima, Renato Rosa. Non perdo tempo e inizio la ricerca a monte della valanga. Edel mi segue obbediente, ma non mi sembra molto convinta. Dopo una perlustrazione senza risultato decido di scendere più a valle. Subito noto che Edel è più agitata e dopo alcune corse a zig zag mi accorgo che ormai non poteva sbagliare: girava su se stessa facendo perno con il muso infilato nella neve fino alle orecchie e con le zampe anteriori scavava disperatamente. Mi precipito e infilo la mia sonda nella neve: a circa un metro di profondità sento il corpo del mio caro collega Gigi Panei. Comincio a gridare e una massa di gente accorre sul posto. Dopo qualche minuto il corpo era recuperato. Due medici, presenti nel gruppo dei soccorritori, tentano i primi soccorsi, ma per Rosa e Panei non c’è più nulla da fare. Ormai non rimaneva che il triste compito di riportare a valle le salme.

Acquisto della sede della Scuola di Sci

Nell’autunno 1970, nella loro annuale assemblea, i maestri di sci di Courmayeur decisero di dotarsi di una sede propria e acquistarono i locali al piano terreno di uno chalet nelle vicinanze della partenza della funivia per lo Checrouit, locali dove ancor oggi si trova la sede della Scuola di Sci Monte Bianco. Fino ad allora la Scuola aveva cambiato ripetutamente sede. La prima era stata vicino all’albergo Ferrato-Gay, davanti al giardino dell’Ange. Poi negli uffici del maestro Cipolla, all’ingresso del paese. Quindi negli uffici della Società Guide, sulla piazza della Chiesa, e da qui si era infine trasferita in alcuni locali situati vicino alla funivia dello Checrouit, di proprietà della Società Monte Bianco, che li concedeva gratuitamente in uso. Quell’anno i maestri erano quindi decisi a risolvere il problema una volta per tutte con l’acquisto di locali adatti alla necessità della Scuola. I mezzi per finanziare l’acquisto della sede furono un contributo di dieci milioni a fondo perduto concesso dall’Amministrazione Regionale, un fondo che la Scuola aveva accantonato nel corso di vari anni e una quota personale sborsata dagli stessi maestri di sci.

Anni '70

Istruttori nazionali
Istruttori nazionali

Anche grazie all’estensione del domaine skiable ottenuta con la costruzione nel 1972 delle funivie della Val Veny a opera di Savoretti, si assiste al boom dello sci a Courmayeur. Cominciano ad arrivare dalle grandi città i pullman con gli sciatori domenicali, comincia a diffondersi la moda della settimana bianca durante tutto l’inverno e i maestri di sci, nel giro di pochi anni, cambiano radicalmente il metodo di lavoro: dalle lezioni individuali passano sempre più alle lezioni di gruppo. Cominciano anche a ingrossarsi le file dei turisti stranieri, specialmente inglesi e svedesi, e molte agenzie estere si stabiliscono a Courmayeur portando ai piedi del Bianco centinaia di sciatori. Per far fronte a questa invasione di turismo straniero, che mai si era visto in tali proporzioni, i maestri di Courmayeur sono costretti ad aggiornare la loro conoscenza delle lingue e molti di essi vanno a imparare l’inglese, anche con stages in Inghilterra. Si cominciano a smistare gli allievi nelle classi in base alla loro lingua madre: classi italiane e classi inglesi, con maestri appositi. È curioso ricordare che per un certo periodo, per coprire il fabbisogno di maestri che parlassero inglese, furono chiamati a Courmayeur anche dei maestri di sci canadesi, che parlando sia l’inglese che il francese potevano capirsi bene anche con i maestri locali.

Le Coppe del Mondo

Preparazione delle piste
Preparazione delle piste

Il 14 Dicembre del 1982 si svolse a Courmayeur la Coppa del Mondo di sci di Slalom Speciale maschile, che era in assoluto la prima gara di Coppa che si teneva in Valle d’Aosta. La stazione di Courmayeur era stata scelta per le sue indiscusse potenzialità organizzative che potevano garantire un corretto svolgimento delle gare e per il suo buon innevamento anche a inizio stagione (si deve tenere presente infatti che in quegli anni in Italia non era stato ancora introdotto l’innevamento artificiale). Pochi giorni prima della Coppa infatti ci fu un’abbondante nevicata che copri le piste con uno strato di ben 2 metri di neve. La preparazione del fondo delle piste fu dunque lunga e difficoltosa e fu affidata ai maestri di sci di Courmayeur che, aiutati dagli alpini, lavorarono ininterrottamente per due giorni. I maestri svolsero anche il ruolo di giudici di porta. La gara di Slalom Speciale fu vinta dallo svedese Ingemar Stenmark. In quell’occasione fece il suo esordio in Coppa del Mondo anche Richard Pramotton, maestro di sci di Courmayeur e futuro campione della nazionale azzurra. Ma quella dell’82 fu solo la prima di una lunga serie di gare di Coppa disputate sulle nevi di Courmayeur. Un anno dopo, il 13 Dicembre 1983, ci fu infatti un altro slalom speciale maschile, vinto ancora una volta da Stenmark. Seguirono, nel Dicembre ‘84, uno slalom speciale femminile vinto dalla francese Perrine Pelen e, l’anno successivo, un altro slalom maschile, in cui lo statunitense Phil Mahre si aggiudicò la vittoria. Dall’86 all’88 ancora quattro slalom femminili: vincitrici l’elvetica Vreni Scheider (‘86 e ‘88), la statunitense Tamara McKinney (‘86) e l’austriaca Anita Wachter (‘87).
L’ultima Coppa del Mondo disputata a Courmayeur è stata quella del 6 Febbraio 1990, un SuperG maschile vinto dallo svizzero Pirmin Zurbriggen. L’organizzazione tecnica di tutte queste edizioni di Coppa del sono state curate dai maestri della Scuola di Sci Monte Bianco con a capo il direttore di gara René Salluard e il direttore di pista Maggiorino Michiardi.

Le nuove sedi della Scuola di Sci

La sede di Checrouit
La sede di Checrouit

Nell’inverno 1983-84, quando era direttore René Salluard, ci furono notevoli cambiamenti nel metodo di gestione della Scuola, grazie all’introduzione di sistemi computerizzati per le prenotazioni delle lezioni e di sistemi audiovisivi per rendere più completa, sul piano teorico, la lezione di sci. Questi progressi nell’organizzazione e nel metodo di insegnamento fecero sorgere l’esigenza di dotare la Scuola del Monte Bianco di sedi adeguate anche e soprattutto sulle piste di sci, dato che la sede centrale, in paese, alla partenza delle funivie, era ormai insufficiente. La Scuola acquistò quindi dei terreni dalla Società Funivie Val Veny, e chiese e ottenne dall’amministrazione comunale, che riconosceva in pieno l’importanza fondamentale della Scuola di sci per lo sviluppo turistico di Courmayeur, una variante al piano regolatore, che consentisse la costruzione di nuovi edifici nelle località prescelte.
Grazie poi alla Legge regionale n. 59 del 1986 sui maestri di sci, la Scuola del Monte Bianco poté ottenere un finanziamento del 75% a fondo perduto per la realizzazione di due sedi periferiche, che vennero inaugurate nel 1988: un piccolo chalet in legno in Val Veny, al Pré de Pascal, e un grande edificio al Plan Checrouit, che ospita al suo interno, oltre agli uffici e alla sala maestri, anche una mensa con annessa cucina e una sala video per le lezioni teoriche.

La «Monte Bianco Ski» e il «Campo Scuola»

Il campo scuola
Il campo scuola

Nel 1990 la Scuola di Sci Monte Bianco ha dato vita a una società parallela, la «Monte Bianco Ski S.r.l.», con lo scopo di promuovere la Scuola stessa e di svolgere una serie di operazioni commerciali che la scuola, per i limiti impostati dal suo statuto, non può effettuare. Una delle prime e più importanti realizzazioni è stata la creazione del «Campo Scuola» al Plan Checrouit per i principianti e soprattutto per i bambini. Strumento didattico di fondamentale importanza, già in auge nelle principali stazioni sciistiche dell’arco alpino, il Campo Scuola di Courmayeur è stato il primo della Valle d’Aosta e comprende un attrezzato “parco giochi sulla neve”, dove i bambini che muovono i primi passi sugli sci possono imparare a sciare divertendosi seguiti e accuditi da personale specializzato.
La società ha inoltre consentito il potenziamento del pool di forniture di materiali tecnici (sci, attacchi e scarponi) da parte delle aziende produttrici, nonché la stipulazione di importanti contratti di sponsorizzazione.

La professione di maestro di sci oggi: un'evoluzione durata sessant'anni

Maestri della Scuola Sci Monte Bianco
Maestri della Scuola Sci Monte Bianco

Dai tempi di Ottone Bron, che come abbiamo visto fu uno dei primi sciatori ad acquisire la qualifica di maestro di sci, fino al 1972 l’abilitazione all’insegnamento di questo sport la si otteneva in due tappe: facendo dapprima un esame nazionale da “aiuto maestro”, dopo aver frequentato un corso di 15 giorni, e poi, dopo due anni di tirocinio, frequentando un nuovo corso, sempre nazionale, e superando l’esame da “maestro”. Nei primi anni esisteva anche una clausola che prevedeva la perdita della qualifica di “aiuto maestro” nel caso in cui non si fosse superato l’esame da “maestro”; in seguito questa clausola venne eliminata e l”aiuto maestro” poteva restare tale a tempo indeterminato. Nel 1972 ci fu una prima importante svolta. Vennero abolite le due qualifiche fino a quel momento in vigore e vennero introdotti i tre gradi: con un corso nazionale di circa 20 giorni e con il relativo esame si accedeva alla qualifica di “maestro di 3° grado”; dopo due anni di tirocinio si poteva acquisire la qualifica di “maestro di 2° grado”, frequentando un altro corso e superando un secondo esame. Stessa cosa per ottenere l’ambita qualifica di “maestro di 1° grado”, che consentiva fra l’altro di poter insegnare anche allo sci estivo, possibilità negata ai due livelli precedenti. Corsi ed esami erano inizialmente indetti a livello nazionale, ma dal ‘75 divennero regionali (di livello nazionale restano i corsi e gli esami per Istruttore Nazionale). Questo sistema di abilitazione all’insegnamento dello sci è rimasto in vigore fino al 1984, quando è stata varata una riforma nazionale che ha abolito i tre gradi, introducendo la qualifica unica. Oggi, chi intende diventare maestro di sci, deve però frequentare un corso di ben 90 giorni, diviso in tre scaglioni e superare esami che non comprendono più solo la tecnica sciistica e la “progressione”, ma anche numerose materie teoriche complementari come la nivologia, la meteorologia, il soccorso alpino, ecc. Nel 1991 è stata infine promulgata la Legge Quadro sui maestri di sci italiani, che ha finalmente riconosciuto il maestro come un “professionista”. Con l’approvazione di questa legge, che rappresenta il completamento della figura professionale del maestro, è stato costituito, oltre a un «Albo Nazionale», a maggiore garanzia e tutela dei clienti, anche un Collegio Nazionale retto da un ristretto Consiglio di Presidenza costituito da cinque membri, di cui fa parte anche l’attuale direttore della Scuola di Sci Monte Bianco, Roberto Rota. La crescita di prestigio della professione di maestro di sci è stata dunque lenta ma costante. Da insegnante improvvisato di un sport bizzarro e snob.

Conclusione

Mascotte con bimbi
Mascotte con bimbi

Il nostro cammino attraverso i settant’anni di vita della Scuola di Sci Monte Bianco è finito. Lo scopo era di far conoscere agli allievi della scuola e agli sciatori di questa ridente stazione alpina le tappe, le vicende, gli avvenimenti più salienti che hanno caratterizzato il lungo cammino percorso dalla Scuola di Sci. A noi rimane il ricordo di un passato lontano pieno di nostalgia e di rimpianti, quando lo sci era ancora agli albori.
Un pensiero riconoscente va quindi ai pionieri dello sci, a coloro che all’inizio del secolo gettarono le basi della sua lenta ma costante evoluzione, con il rischio di essere linciati dai montanari che li consideravano dei profanatori dei grandi silenzi della montagna. Un augurio e un incoraggiamento va invece a tutti coloro che per la prima volta si avvicinano al mondo dello sci, a questo meraviglioso sport diventato un fenomeno di massa, che ha coinvolto in tutto il mondo decine di milioni di appassionati. Non c’è bisogno di diventare campioni, l’importante è amare questo sport e trarre da esso motivo di divertimento e di gioia. I maestri di sci svolgono presso i giovani un’importante funzione educativa. Sempre pronti ad aiutare e a consigliare coloro che frequentano le scuole di sci, fonte di salute e di giovinezza spirituale. Sciare davanti all’imponente catena del Monte Bianco è un sogno che tutti vorrebbero diventasse realtà.

La Scuola di sci Monte Bianco Aneddoti I ricordi dei maestri

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